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lunedì 29 aprile 2013

BELTANE - La rinascita è compiuta




Beltane o Beltaine, dal gaelico irlandese Bealtaine o dal gaelico scozzese Bealtuinn; entrambi dall'antico irlandese Beletene "fuoco luminoso", è un'antica festa pagana celtica che si celebra attorno al primo maggio. Beltaine è il nome del mese di maggio in irlandese e rappresenta anche l'inizio della

giovedì 21 marzo 2013

EOSTRE IN CITTA' - riflessioni

Felice Alban Eiler!

Per onorare la primavera condivido con voi la mia riflessione di questa mattina osservando dalla finestra di casa.

EOSTRE IN CITTA' - riflessioni

Attraverso le persiane
filtra la prima luce del giorno.
Sole caldo e aria frizzante t' investono,
la carezza della Grande Madre
ti sveglia dal letargo invernale.
E' ora di darsi da fare,
disfare i letti e aprire le finestre,
dismettere la pigrizia invernale,
e aprire il cuore.
Allegri cantano gli uccellini sui tetti,
le strade divengono vive e luminose,
accarezzate dai raggi del sole;
Così anche i germogli e l'erba dei prati
si protendono per assorbirne il calore.
D'improvviso ti coinvolge,
rimembranze di una memoria ancestrale,
correre per rifugiarsi in un bosco,
lontano dai rumori della città,
diventando parte di esso
sentendo nel profondo del cuore e dello spirito
l'alito della nuova vita.

martedì 12 marzo 2013

OSTARA O EOSTRE - LA FESTA DELLA PRIMAVERA - 21 MARZO




Superati mesi freddi dell'anno siamo giunti all'equinozio di primavera che dopo quello d'autunno è il secondo momento dell'anno in cui luce e ombra sono in perfetto equilibrio, la parola equinozio deriva dal latino "aequus nox" che significa notte uguale. Questo momento segna l'uscita dalla metà oscura dell'anno e ci proietta nella metà luminosa della ruota, in cui tutto si risveglia. 
Questa festa era celebrata anche nel mondo romano in cui si festeggiava il dio Marte padre dei gemelli fondatyori della città e l'anno nuovo per i romani iniziava proprio il mese di Marzo.
E’ una festa che celebra la fertilità della terra ed ha un particolare valore soprattutto nel paganesimo dell’area mediterranea dove già all’equinozio il ritorno della bella stagione e il rinnovarsi della natura è evidente. I popoli più nordici come i Celti spostavano questa ricorrenza a Beltane, festa della riproduzione del bestiame con una matrice agricola meno marcata rispetto alle feste dell’area mediterranea, dove è l’Equinozio, o quantomeno i rituali che venivano celbrati in prossimità di queste corrispondenze, in realtà ad avere un’importanza maggiore rispetto a Beltane. 

In gallese l'equinozio di primavera si chiama "Alban eiler". La parte dell'anno in cui viene il momento della rinascita anche dei nuovi progetti, è il momento in cui è possibile realizzare quei sogni che sono nati nel periodo freddo. E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità,rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme. Non dimentichiamo che le festività avevano sempre una duplice valenza: la prima riferita ai mutamenti ciclici stagionali della terra ai quali corrispondeva un uguale simbologia per i mutamenti nell’animo dell’umano. 
Questo giorno è celebrato in un punto intermedio nel ciclo delle stagioni tra Imbolc ( 2 febbraio) e Beltane (1° maggio). A Yule, abbiamo celebrato il ritorno della luce o del sole al mondo e per quanto possa sembrare strano, è ad Imbolc che abbiamo celebrato l’arrivo della Primavera. Ora il giorno e la notte sono perfettamente in equilibrio ed uguali in lunghezza, e la forza del sole sta crescendo. Nella ruota dell’anno, questo festival è seguito da Beltane, cui segue il solstizio d’estate ( 21 giugno), allorchè il sole raggiungerà il suo zenith per poi tornare ad accorciarsi fino a Yule.
Come Yule, la Signora del Giorno è una delle feste minori della ruota dell’anno, celebrata con meno enfasi rispetto ai Sabbath di Beltane, Lammas, Samhain ed Imbolc. Tuttavia, questo è un giorno molto importante, un giorno in cui dovremmo essere allegri, dato che celebra il calore e la forza guaritrice del sole, il rinverdimento della terra e la nascita di nuova vita in primavera. Come per il raccolto del 21 settembre, questo è il festival dell’ equilibrio in cui ci riuniamo per celebrare l’equilibrio e l’armonia nell’universo.

Come per le altre ricorrenze stagionali antiche, questo giorno è stato in parte assorbito dalla chiesa cristiana ed associato a due giorni santi cristiani. Il primo è la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria, che cade il 25 marzo. Il secondo, naturalmente, è la Pasqua.
Il termine "Easter" con cui in inglese si designa la Pasqua ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara”. Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e infatti si tratta di una divinità legata al sole nascente, anzi “risorto” e al suo calore. E del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro sarà un tema ricorrente nel prosieguo delle tradizioni pasquali.

A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio. Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l'immagine dell'animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.  
La lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, è diventata l'odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità. Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
E l’UOVO non è scelto a caso ma è da sempre e per qualsiasi cultura, simbolo di vita, di creazione, di  rinascita.
Per il primitivo raccoglitore e cacciatore la primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l’austerità dell’inverno. E la nascita del mondo da un uovo cosmico è un'idea universalmente diffusa che veniva celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge. Infatti in numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere ad emergere dal Caos: è l'"Uovo del mondo" covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole. L'Equinozio è il giorno in cui si commemora la discesa della giovane Dea nel mondo sotterraneo e il suo ritorno trionfante alla superficie della terra, portando con sé i doni della luce, del calore e della fertilità per tutta l’umanità, e cio’ fa pensare alle Dee Persephone, Kore, Blodeuwedd, Eostre, Aphrodite, Athena, Cybele, Gaia, Hera, Iside, Ishtar, Minerva e Venere.
E’ inoltre la stagione del giovane dio che fa pensare ad Herne il cacciatore, il pettirosso del bosco, l’uomo verde, Cernunno, il signore della natura, Dagda, Attis, Tammuz, il dio cornuto, Mithras, Odino, Thoth, Osiride.
Il motivo del sacrificio e della rinascita hanno un significato profondo per i cristiani, ma non solo, che commemorano la crocifissione, morte e resurrezione di Cristo con la Pasqua. Qualunque sia la nostra credenza, questo è un periodo in cui celebriamo il trionfo della luce sul buio e sulla morte, la rinascita a nuova vita.
I colori di Oestara o Eostre sono tutta la gamma del rosa, blu-chiaro e giallo paglierino chiaro, il verde, così come i colori più forti della Primavera, quali il verde dell’erba, il blu dell’uovo di pettirosso, il viola ed il bianco.
Le pietre speciali per questo giorno sono l’opale, l’aquamarina, il quarzo rosa e la pietra di luna.
Gli animali mitici includono gli unicorni, cavalli e centauri alati.
Le piante e le erbe associate con questo festival sono i fiori di primavera, dai croco, ai bucaneve, dalle daffodi ai narcisi, così come il gelsomino, il muschio irlandese e lo zenzero. 

Fonti:

venerdì 1 febbraio 2013

IMBOLC: ovvero la Candelora.

Ancora una festività pagana, appartenente al calendario celtico. Il 31 gennaio e l' 1 e 2 febbraio ricorre la festa di Imbolc, in cui viene celebrato il ritorno della luce. Siccome per i Celti il giorno iniziava con il tramonto del sole anche Imbolc si festeggia a partire dalla sera del 31 gennaio, così come Samhain si festeggia la notte del 31 ottobre.

Imbolc è ancora una delle feste del fuoco considerato sotto il suo aspetto di luce. Questo è infatti il periodo in cui le giornate si allungano, in cui il giorno e la luce rinata al Solstizio d'inverno inizia a prendere il sopravvento sull'oscurità che ha caratterizzato i mesi invernali. Questo era il periodo più difficile in quanto le scorte alimentari andavano diminuendo, pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.

Brigid

Nell’Europa celtica era onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice. Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Cristianizzata come Santa Bridget (Brigida) o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio. A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, (vedi foto) dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari. Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, generazioni. Il sacro fuoco di Bridget bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.


Una leggenda
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

“La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)



La Candelora
Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.


Fonti:
http://www.celtical.it/pagine/imbolc_candelora.php
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_imbolc.htm

giovedì 11 ottobre 2012

I MIEI ADDOBBI PER MABON...





Un po' in ritardo metto le foto degli addobbi che avevo fatto per questo Mabon, in onore dell'autunno...











Un girasole, un po' di frutta di stagione e un mazzo di spighe di grano, foglie secche e piccoli frutti...





mercoledì 3 ottobre 2012

SAMHAIN: IL CAPODANNO CELTICO

Siamo da poco entrati nel mese di Ottobre. Dopo aver festeggiato Mabon e aver ossequiato la dea Modron augurandole buon riposo, siamo giunti a Samhain, il cui significato è fine dell'estate. In questo periodo dell'anno la terra, dopo aver dato tutti i suoi frutti, si prepara all'inverno. Oggi la parte più conosciuta di questa festa è la parte giocosa e gogliardica ovvero Halloween. Ma questo malfamato Halloween, bistrattato da molti, viene ritenuto estraneo alla nostra cultura e giunto sin da noi dalla cultura anglosassone. In realtà questa festività è ben radicata in tutta Europa e le sue origini sono antiche e legate ancora una volta al succedersi delle stagioni. Per quanto riguarda i Celti i fetseggiamenti iniziavano una settimana prima e terminavano una settimana dopo il primo Novembre ovvero nel giorno a noi ora noto come estate di San Martino, l'11 Novembre. Solo successivamente divenne, nei paesi anglosassoni, All Hallow' Eve o Halloween. Samhain coincide con l'inizio dell'anno celtico e non era propriamente festa dei morti ma al contrario la festa della rinascita della dea attraverso la morte. La Grande Madre muore per poi rinascere, una divinità legata alla natura selvaggia e sovrana dei boschi, vista con la sua natura duplice di protezione e distruzione.
Che sia Sahmain o Halloween poco importa, tutto riporta ad un giorno in cui il velo che separa il mondo dei vivi e il mondo soprannaturale si fa molto sottile, è possibile trapassarlo e proprio da qui nasce l'idea che le anime dei defunti possano in questa notte tornare e andare a far visita ai propri cari e ai luoghi in cui hanno vissuto. Tutto ciò ha portato all'usanza di porre sugli usci delle case lumini accesi per guidare le anime del propri cari e lasciare frutta o latte o ancora lasciare sul tavolo vino e altre cibarie. 
 

Nella tradizione celtica la dea che sopraggiunge nella notte di Samhain e la Cailleach, la vecchia donna, la regina dell'inverno che combatte la primavera e il suo bastone gela il terreno. Proprio come la dea Brighde che governa da Beltane a Samhain, Cailleach governa la stagione invernale, tra Samhain (1º novembre) e Beltane (1º maggio), sono viste entrambe come spiriti della natura. Inoltre la parola "cailleach" in gaelico scozzese significa “civetta”.  La civetta è spesso una guida per i mondi ultraterreni, una creatura che aiuta a vedere nelle tenebre, e anche un rapido cacciatore.  Essa può aiutarvi a smascherare coloro che vorrebbero ingannarvi o approfittare di voi. I simboli sacri celtici sono: la mela, che è simbolo di amore, conoscenza, morte e immortalità e il fuoco che anche qui, come in tutti i riti sacri, aveva un ruolo importante e nella notte di Samhain serviva da luce guida per le anime perdute, come le fiammelle delle candele che ancora oggi accendiamo e poniamo in zucche intagliate in diverse forme bizzarre, sempre secondo la tradizione celtica i focolari domestici venivano spenti nella notte e riaccesi poi la mattina successiva con una torcia presa dal falò. L'albero di Tasso era legato a Samhain per il fatto di essere un semprevivo, le sue fronde adornavano i luogi funerari e spesso era usato per le pire funerarie, ha un legno resistentissimo e può vivere fino a 2000 anni ed oltre. Ciò fa del tasso un simbolo di immortalità.  

Anche la storia della zucca di Halloween è antica e il frutto in sè è sempre stato simbolo di fertilità, visto come il grembo della Dea Madre che cela al suo interno il seme. Così si capisce come in realtà nemmeno la famosa lanterna di Halloween ha origini moderne. Il suo uso pratico come lanterna intagliata è nato grazie a coloni irlandesi emigrati in America che avevano, in Irlanda, l'abitudine di intagliare nelle rape spaventosi volti per allontanare gli spiriti maligni. Nel nuovo mondo non avendo a disposizione le rape iniziarono ad usare appunto le zucche. Troviamo interessanti riferimenti alla zucca come frutto che porta fertilità in scritti latini come ad esempio il Corpus Hippocraticum del 400-300 a.C.
E così anche il famoso Trick or Treak, il "dolcetto o scherzetto", affonda le radici nelle tradizioni folkloristiche sia italiane che europee che vanno dal betone Ankou all'italiana "morte biricchina" e legato anche alle "processioni dei morti" di cui si fa cenno in tutte le tradizioni dell'europa, abbiamo la leggenda bretone di pescatori che in questa notte traghettavano le anime sulle loro barche o le storie delle nostre campagne in cui spesso si vedevano anime di defunti riuniti in una processione o in una messa per poi ricordare le "danze macabre" apparse nel 1400. Ed ecco che qui si colloca la religione cristiana che cercò di appropriarsi di tutte le feste pagane per trasformarle in ricorrenze cristiane. Tuttavia la festa di Samhain era molto radicata e risultò difficile eliminarla e venne così trasformata nella festa di Ognissanti, gli spiriti della tradizione celtica vennero demonizzati, le donne che avevano importanza fondamentale nei riti di fertilità vennero rese streghe, perseguitate e i falò di gioia trasformati in roghi e così anche le lanterne poste fuori dalle porte non servivano più ad indicare la strada ai defunti ma erano ora delle lanterne caccia streghe. Nel trasformare il calendario, non si era a conoscenza di quella che oggi conosciamo come la precessione degli equinozi (denominata così dagli astronomi ma comunque applicabile anche ai solstizi), infatti oggi il solstizio d'inverno, lo Yule, è il 21 dicembre, mentre al tempo coincideva con il 25 dicembre, data in cui venne fissata la nascita di Cristo. Da quel periodo la precessione è stata di quattro giorni, dal 25 al 21, poichè in duemila anni la precessione è stata di dieci giorni dal 31 al 21, quindi il calendario come lo conosciamo, con il capodanno fissato al 31 è stato fissato cinquemila anni fa, non si sa ne dove ne da chi. Ma inseriamo il nostro"dolcetto o scherzetto" in questo ambito: la chiesa aveva diffuso il timore per le anime dei morti e in ogni caso da sempre c'è una paura innata per le amine dell'aldilà e così ecco come in passato veniva posto del cibo insieme al corpo al momento della sepoltura placando la sua fame e impedendogli di tornare nel mondo dei vivi. Legato a queste tradizioni è l'usanza del banchetto funebre oppure la tradizione nel girono dei morti in molti paesi dell'Italia vengono preparati dolcetti a forma di ossa chiamati appunto "ossa dei morti". Ecco che quindi anche i travestimenti che grandi e piccini usano ad Halloween ricordano le grottesche maschere indossate dagli sciamani, che impersonano nient'altro che le anime tronate dall'aldilà, che chiedono cibo in cambio di traquillità.


L'aspetto più personale di Samhain riguarda come festeggiare questa ricorrenza sempre più spesso bistrattata e ritenuta un carnevale troppo repentino. Samhain è la notte giusta per ricordare i nostri cari e i nostri animali che non sono più con noi, accendere candele per loro, volgere lo sguardo alla propria interiorità a contemplazione della vita e della morte, è il momento dell'introspezione, di liberare la nostra anima, la nostra mente e il nostro cuore.

In questo momento dell'anno le foglie ingialliscono e cadono, gli alberi si trasformano in sparuti scheletri che ben presto si staglieranno scuri su un paesaggio bianco ricoperto di neve candida. La prima brina inizia ad imbiancare i prati, la foschia mattutina fa capolino. Nell'aria si sentono i profumi dell'autunno, la cannella, le mele, le zucche, le castagne, è  tempo di vin brulè e birra che riscaldano il corpo e il cuore. La tavola di Samhain dovrebbe catturare l'essenza di questa festa e anche se il nero e l'arancione ci sembrano troppo vicini alla tradizione più "commerciale" di Halloween basta pensare come in realtà quest'ultimo non sia semplicemente un'evoluzione moderna di una più antica festa, che aveva significati rituali e anche pratici, in un'epoca in cui si dipendeva solo dal procedere delle stagioni e dalla produttività dei campi.
Ma per tornare alla nostra tavola e al banchetto di Samhain: agghindate la vostra casa con foglie secche, rami di quercia o nocciolo, il colore simbolo dell'autunno ovvero l'arancione e il nero in riferimento al mistero della morte e alla parte oscura dell'anno, le candele dovrebbero essere accese e dedicate ai nostri cari o incise con simboli protettivi e bene auguranti, ricordate che Samhain segna il vero inizio dell'anno quindi è bene iniziarlo nel modo giusto. Per la nostra tavola tutti i frutti autunnali tipici del periodo: mele, zucche, nocciole, castagne, melograni e ancora cipolle, rape, cavoli, grano uva e i primi agrumi, tante sono le tradizioni culinarie regionali legate a questa festa. Le bevande migliori sono il vino novello, la birra, il sidro di mele e tutti i vini speziati che oltretutto sono un vero toccasana per i primi raffreddori e malanni autunnali. Le erbe più adatte per questo periodo sono la salvia, l'alloro e la lavanda.
Non mi resta che augurare a tutti un felice Samhain e un buon inizio d'anno!!

venerdì 21 settembre 2012

FELICE MABON!





Anche quest'anno è arrivato il tempo di festeggiare l'Equinozio d'autunno, Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti, figlio modron, la Dea madre che quest'anno cade il 22 settembre. La Dea terra è matura,  dalle forme primaverili della fanciullezza era passata a quelle estive della fertilità ed ora sta per trasformarsi in quelle della saggezza e dell’introversione autunnale che, dopo Mabon, prenderà inizio. 


Mabon è il giorno che si trova a metà dei due solstizi, è tempo di riflessione e equilibrio. In questo giorno la luce e le tenebre sono di uguale durata e da inizio all'autunno. Mabon è un periodo faticoso che coincide con il secondo raccolto. Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell'arrivo dei mesi freddi.

Mabon è anche tempo di vendemmia e della fabbricazione del vino, dalla pigiatura delle uve fino alla chiusura nel buio delle botti, in attesa che sia maturo. 

A Mabon è tempo di onorare le divinità anziane e lo spirito, è tempo di guardare dentro noi stessi abbandonando i vecchi propositi per prepararci al periodo di riposo dell'anno.
Le divinità vengono ringraziate per i loro doni, auspicando il ritorno futuro dell'abbondanza, ricordando di lasciare una parte del banchetto per la natura e le sue creature. In segno di ulteriore ringraziamento alla Grande Madre Terra per i doni che ci ha elargito.

Il ciclo si è quasi chiuso, la natura si prepara alle brume invernali.  Il seme sepolto nel terreno ( a Mabon e Samhain ) muore e nasce la nuova pianta (a Yule) , che percorrerà tutto il suo cammino (a Imbolc, Oestara, Beltaine e al Solstizio d’Estate), e maturerà (a Lughsanad) per poi di nuovo generare il seme che cade nella terra e morire per dare inizio ad un nuovo ciclo. 

Nella nostra vita moderna e frenetica abbiamo perso gran parte dei significati che queste feste e ricorrenze avevano per i nostri antenati. Il contadino che tanto ha faticato d'estate si appresta ora a godersi un periodo di assoluto riposo. Nel periodo medievale e prettamente nell'Alto medioevo, le strade sconnesse diventavano impraticabili in autuno e inverno, il clima rigido non permetteva di restarsene molto tempo all'aperto, per cui così come si fermava la terra anche i commerci e la vita quotidiana rallentava e si fermava.

Chi festeggia Mabon e tutte le altre feste del Calendario pagano si dà l'opportunità di entrare in contatto con questo mondo antico e lontano, imparando ad apprezzare la natura e le cose semplici della vita. Riunirsi insieme alla famiglia o gli amici o semplicemente con la persona a cui più teniamo, l'atmosfera gioiosa e di riflessione, il banchetto pronto e le bocche affamate, i lumicini delle candele e l'odore della cera che brucia e per chi ha la possibilità di farlo un bel fuoco acceso con le foglie secche e il legno del proprio giardino.


La tavola adornata con colori autunnali come il marrone, l'arancione o il bordeaux. Ghirlande, cornucopie simbolo di abbondanza, ghiande, pigne, frutta di stagione come uva, mele, pere, castagne, fichi, kaki, melograni, frutta secca come noci, mandorle e nocciole, gli ortaggi che la terra ci offre in questo periodo come cavoli e cavolfiori di ogni tipo, carote, patate, finocchi, funghi, per non dimenticare cereali, mais e vino, semplice o speziato. Buone pietanze per Mabon sono le zuppe, le schiacciate di frutta e le focacce, pane di grano e biscotti di farina d'avena.



Ognuno può festeggiarlo come meglio desidera ma chi ne ha possibilità può recarsi a fare passeggiate nei boschi o anche per le nostre campagne, offrendo alla Grande Madre Terra gli avanzi del nostro banchetto, dando libagione agli aberi e agli animali, da soli o in compagnia prendendosi un po' di tempo per sedersi sotto ad un albero o vicino ad un ruscello e riflettere, ascoltare il bosco e le sue melodie, il rumore delle fronde scosse dal vento, il canto degli uccelli e perchè no il fragore leggero delle acque di un ruscello. Unirsi alla terra e come lei rallentare, almeno per un giorno, la nostra vita, sentendosi parte integrante di essa.