Ecco l'ultimo nato: un abito di ispirazione nordica sia nello stile che nella scelta dei bordi decorativi. L'abito è realizzato in cotone mentre la sottoveste in lino puro 100%.
martedì 12 marzo 2013
venerdì 1 febbraio 2013
IMBOLC: ovvero la Candelora.
Ancora una festività pagana, appartenente al calendario celtico. Il 31 gennaio e l' 1 e 2 febbraio ricorre la festa di Imbolc, in cui viene celebrato il ritorno della luce. Siccome per i Celti il giorno iniziava con il tramonto del sole anche Imbolc si festeggia a partire dalla sera del 31 gennaio, così come Samhain si festeggia la notte del 31 ottobre.Imbolc è ancora una delle feste del fuoco considerato sotto il suo aspetto di luce. Questo è infatti il periodo in cui le giornate si allungano, in cui il giorno e la luce rinata al Solstizio d'inverno inizia a prendere il sopravvento sull'oscurità che ha caratterizzato i mesi invernali. Questo era il periodo più difficile in quanto le scorte alimentari andavano diminuendo, pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.
Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.
Brigid
Nell’Europa
celtica era onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia),
dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e
dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco
della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia
guaritrice. Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici
della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti
di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di
esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro
qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle
loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a
indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Cristianizzata come Santa Bridget (Brigida) o Bride, come viene
chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa
levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra
appunto l’1 febbraio. A Santa Bridget fu consacrato il monastero
irlandese di Kildare, (vedi foto) dove un fuoco in suo onore era
mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Il numero
diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni
diciannove anni solari. Inutile ricordare come questa usanza ricordasse
il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di
vesta nell’antica Roma, generazioni. Il sacro fuoco di Bridget bruciò
ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario
fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a
questa devozione più pagana che cattolica.
Una leggendaUn antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:
“La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”
Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)
La CandeloraUn’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.
L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.
Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!
La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.
Fonti:
http://www.celtical.it/pagine/imbolc_candelora.php
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_imbolc.htm
lunedì 10 dicembre 2012
YULE - UN "NATALE" ANCESTRALE
Il freddo dell'inverno ha preso il sopravvento e le giornate si accorciano. Lentamente ci allontaniamo dal sole, nostra fonte di vita, ed ecco che si fa più piccolo e i suoi raggi benefici lasciano posto alle fredde giornate invernali. L'aria è gelida, secca e pungente. Nelle mattinate invernali la brina dona ai prati e agli alberi uno straordinario senso di candore. Le grigie giornate autunnali lasciano il posto ad un cielo terso, di un azzurro profondo, ed ecco avvicinarsi la prossima festa celtico-pagana, sistemata in una data che, ahimè, durante questo anno 2012 è stata oggetto di congetture di ogni tipo, una data che ormai conosciamo bene, ma che purtroppo resterà nella memoria comune per "la profezia dei Maya" e secondo alcuni la conseguente fine del mondo e non per il suo vero significato, quello più profondo e antico, quello che lega le popolazioni dell'Europa del nord, tutta quell'area che è stata per secoli sotto l'influsso della cultura celtica e norrena.
Stiamo parlando di Yule, il 21 dicembre, la festa del solstizio d'inverno, il giorno più corto dell'anno. L'etimolodia della parola "Yule" (Jól) non è chiara. È diffusa l'idea che derivi dal norreno Hjól
("ruota"), con riferimento al fatto che, nel solstizio d'inverno, la
"ruota dell'anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire" ed alcuni credono che fosse Odino a portare i regali. Molto prima che nell'epoca vittoriana Babbo Natale fosse identificato come un elfo grasso e gioioso, era mostrato alto e
longilineo, con un lungo vestito nero, invece che rosso e bianco. Le
prime legende raccontano che Babbo Natale guidasse un cavallo bianco,
non una slitta piena di renne. Questo ci ricorda per l'appunto Odino e
Sleipner. Il vecchio "Babbo" era anche una figura molto particolare, a
tratti terrorizzante, soprattutto per le persone cattive e con intenti
poco onorevoli.
Gli antichi Greci
festeggiavano una celebrazione simile per assistere il Dio Cronos in
battaglia contro Zeus e i Titani. I Romani invece festeggiavano il Dio
Saturno. La festa difatti si chiamava Saturnalia e iniziava a metà
dicembre per finire il primo di Gennaio. Si era soliti dire "Jo
Saturnalia" quando ci si incontrava mascherati per le strade e si
utilizzava queste giornate per fare grossi e lauti pranzi, andare a
trovare gli amici e parenti e per scambiarsi dei regali di buona fortuna
chiamati Strenae (da qui la tradizione delle strenne natalizie).
Decoravano le loro case con ghirlande di alloro e sui sempreverdi
venivano accese candele. Gli schiavi venivano resi liberi.
Celebrazioni venivano tenute in onore degli spiriti dei boschi. Gli alberi venivano portati nelle case e decorati con campanelle, candele e con nastrini dai colori brillanti per attrarre gli spiriti. Pane, frutta e noci venivano appesi sui rami per dare cibo agli stessi. Canti di gruppo erano anche un modo per guidare gli spiriti al rifugio delle case e i ceppi venivano accesi per dare calore.
Celebrazioni venivano tenute in onore degli spiriti dei boschi. Gli alberi venivano portati nelle case e decorati con campanelle, candele e con nastrini dai colori brillanti per attrarre gli spiriti. Pane, frutta e noci venivano appesi sui rami per dare cibo agli stessi. Canti di gruppo erano anche un modo per guidare gli spiriti al rifugio delle case e i ceppi venivano accesi per dare calore.
Durante il Medioevo, la celebrazione pagana del natale veniva vista come un'occasione come un'altra per feste sfrenate e bagordi, soprattutto per il popolo, mentre i nobili e il clero condannavano questi momenti di perdizione e così questi festeggiamenti sono stati resi illegali e la gente ha così iniziato a festeggiare il natale in casa, con la famiglia iniziando a far ruotare la festività natalizia intorno al focolare domestico. Le tradizioni pagane erano molto radicate negli usi delle persone e infatti il Natale è stata una transposizione dell'antica festa pagana di Yule. Con il passare del tempo le feste venivano viste sempre più come opera del diavolo e momenti di perdizione, la tradizione cristiana si premurò quindi di rendere il Natale una festa sacra e sobria, la festa della nascita del Salvatore, anche se in realtà non ruiscirono nell'intento. Proprio per questo naque la festa gogliardica del Carnevale, un periodo dell'anno in cui il popolo poteva concentrare tutti i festeggiamenti più sfrenati. In sostanza anche con Yule si è cercato di soppiantare le tradizioni pagane e trasformarle in feste cristiane, cosa che è stata fatta in tutti i casi in cui non è stato possibile cancellare completamente la ricorrenza pagana.
Questo giorno è uno degli otto giorni solari o sabbat, rappresenta la rinascita della luce attraverso la notte più lunga dell'anno ed era già associata alla nascita del "Re Divino", ossia il Dio della luce, molto prima che si diffondesse il cristianesimo e che quella definizione venisse plasmata sul nome di Cristo, definito appunto la luce del mondo. In questo giorno la Dea da alla luce il Sole bambino, vista anche come la vittoria del Signore della luce su quello dell'oscurità.
Perchè dfinire Yule un "Natale" ancestrale? Perchè il Natale di oggi non è altro che una modificazione di una tradizione molto più antica. La tradizione cristiana
dell'albero di Natale ha le sue origini nella celebrazione pagana di
Yule. Famiglie pagane portavano un albero in casa così che gli spiriti
dei boschi avrebbero avuto un posto dove restar caldi nei mesi
invernali. Campanelle erano appese ai rami così che si poteva
riconoscere quando uno spirito era presente. Il cibo era appeso per
farli mangiare e una stella a cinque punti, il pentagramma, simbolo dei 5
elementi, era messo a capo dell'albero. I colori della stagione, rosso e
verde, sono anche di origine pagana, così come l'abitudine di
scambiarsi i regali.
Così come gli alberi da
frutta, anche i sempreverdi sono un elemento fondamentale delle
celebrazioni del solstizio invernale. L'albero sempreverde, che mantiene
le sue foglie tutto l'anno, è un ovvio simbolo della persistenza della
vita anche attraverso il freddo e l'oscurità dell'inverno. La birra e il
pane venivano offerti agli alberi in Scandinavia. L'albero di Yule
rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della
fertilità dell'anno che sarebbe arrivato. Come festa del sole, Yule è celebrato attraverso il fuoco e l'uso di un ceppo. Un pezzo del ceppo è salvato e tenuto durante l'anno per proteggere la casa. Questa antica tradizione di matrice inglese era fatta con un ceppo di Quercia che era tagliato, decorato con aghi di pino e pigne e quindi bruciato nel caminetto per simbolizzare il sole che ritorna.
I bimbi venivano portati di casa in casa a regalare mele speziate ai chiodi di garofano e arance pieni di chiodini infilati nella buccia, che tenevano in cesti di rami di pino insieme a dei gambi di grano ricoperti di farina. Le arance e le mele rappresentavano il sole, i rami l'immortalità e il grano simboleggiava il raccolto. Infine la farina era la consapevolezza del trionfo, della luce e della vita. Il vischio, il pungitopo e l'edera non solo erano decorazioni di esterni ma anche di interni. Un rametto di agrifoglio veniva tenuto tutto l'anno per assicurare fortuna alla casa e a chi ci risiedeva.

Ricordiamo anche l'importanza della ghirlanda, in quanto simbolo di Yule, perchè rappresenta la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie. Insomma, la natura infinita della vita. E' tradizione fare una ghirlanda di vischio e rami di abete per simboleggiare l'antica ruota attraverso cui passavano i pagani dei tempi.
L'angioletto sopra l'albero di Natale, in realtà in molti posti della
Germania, diventa una streghetta, per rappresentare la Crona, la
vecchia Dea che presiede su questa fase dell'anno. Anticamente si era
soliti posizionare una luce, proprio per simboleggiare la rinascita del
sole.
Corrispondenze:
Luna
Fredda, Quercia, Luna delle Notti Lunghe
Simboli
Ceppo, l'albero, candele, vischio, l'edera, gli abeti
Divinità
Tutte gli Dei nascenti e del Sole, tutte le Dee Madri e le Dee triplici.
Colori
Rosso, Verde, Oro e Bianco
Cibi tradizionali
Noci, frutti come le mele e le pere, Maiale, Idromele, patate, cipolle, Dolci con il cumino
Erbe
Agrifoglio, Vischio, Edera, Cedro, Alloro, Ginepro, Rosmarino, Pino, Valeriana, Mirra
Oli
Rosmarino, Mirra, Noce Moscata e Cedro
Incenso
Pino e Cannella
Animali
Cervi, scoiattoli e il pettirosso
Gemme
Quelle dal colore rosso, rubini, corniole e granato
Luna
Fredda, Quercia, Luna delle Notti Lunghe
Simboli
Ceppo, l'albero, candele, vischio, l'edera, gli abeti
Divinità
Tutte gli Dei nascenti e del Sole, tutte le Dee Madri e le Dee triplici.
Colori
Rosso, Verde, Oro e Bianco
Cibi tradizionali
Noci, frutti come le mele e le pere, Maiale, Idromele, patate, cipolle, Dolci con il cumino
Erbe
Agrifoglio, Vischio, Edera, Cedro, Alloro, Ginepro, Rosmarino, Pino, Valeriana, Mirra
Oli
Rosmarino, Mirra, Noce Moscata e Cedro
Incenso
Pino e Cannella
Animali
Cervi, scoiattoli e il pettirosso
Gemme
Quelle dal colore rosso, rubini, corniole e granato
Dee
Brigida, Iside, Demetra, Gea,
Diana, la Grande Madre, dea delle fertilità
Dei
Apollo, Ra, Odino, Lugh, Cernunno,
il Re Verde, il Divino Fanciullo, Mabon
Fonti
Mie conoscenze
giovedì 11 ottobre 2012
I MIEI ADDOBBI PER MABON...
mercoledì 3 ottobre 2012
SAMHAIN: IL CAPODANNO CELTICO
Siamo da poco entrati nel mese di Ottobre. Dopo aver festeggiato Mabon e aver ossequiato la dea Modron augurandole buon riposo, siamo giunti a Samhain, il cui significato è fine dell'estate. In questo periodo dell'anno la terra, dopo aver dato tutti i suoi frutti, si prepara all'inverno. Oggi la parte più conosciuta di questa festa è la parte giocosa e gogliardica ovvero Halloween. Ma questo malfamato Halloween, bistrattato da molti, viene ritenuto estraneo alla nostra cultura e giunto sin da noi dalla cultura anglosassone. In realtà questa festività è ben radicata in tutta Europa e le sue origini sono antiche e legate ancora una volta al succedersi delle stagioni. Per quanto riguarda i Celti i fetseggiamenti iniziavano una settimana prima e terminavano una settimana dopo il primo Novembre ovvero nel giorno a noi ora noto come estate di San Martino, l'11 Novembre. Solo successivamente divenne, nei paesi anglosassoni, All Hallow' Eve o Halloween. Samhain coincide con l'inizio dell'anno celtico e non era propriamente festa dei morti ma al contrario la festa della rinascita della dea attraverso la morte. La Grande Madre muore per poi rinascere, una divinità legata alla natura selvaggia e sovrana dei boschi, vista con la sua natura duplice di protezione e distruzione.
Che sia Sahmain o Halloween poco importa, tutto riporta ad un giorno in cui il velo che separa il mondo dei vivi e il mondo soprannaturale si fa molto sottile, è possibile trapassarlo e proprio da qui nasce l'idea che le anime dei defunti possano in questa notte tornare e andare a far visita ai propri cari e ai luoghi in cui hanno vissuto. Tutto ciò ha portato all'usanza di porre sugli usci delle case lumini accesi per guidare le anime del propri cari e lasciare frutta o latte o ancora lasciare sul tavolo vino e altre cibarie.
Nella tradizione celtica la dea che sopraggiunge nella notte di Samhain e la Cailleach, la
vecchia donna, la regina dell'inverno che combatte la primavera e il suo
bastone gela il terreno. Proprio come la dea Brighde che governa da Beltane a Samhain, Cailleach governa la stagione invernale, tra Samhain (1º novembre) e Beltane (1º maggio), sono viste entrambe come spiriti della natura. Inoltre la parola "cailleach" in
gaelico scozzese significa “civetta”. La civetta è spesso una guida per
i mondi ultraterreni, una creatura che aiuta a vedere nelle tenebre, e
anche un rapido cacciatore. Essa può aiutarvi a smascherare coloro che
vorrebbero ingannarvi o approfittare di voi. I simboli sacri celtici sono: la mela, che è simbolo di amore, conoscenza, morte e immortalità e il fuoco che anche qui, come in tutti i riti sacri, aveva un ruolo importante e nella notte di Samhain serviva da luce guida per le anime perdute, come le fiammelle delle candele che ancora oggi accendiamo e poniamo in zucche intagliate in diverse forme bizzarre, sempre secondo la tradizione celtica i focolari domestici venivano spenti nella notte e riaccesi poi la mattina successiva con una torcia presa dal falò. L'albero di Tasso era legato a Samhain per il fatto di essere un semprevivo, le sue fronde adornavano i luogi funerari e spesso era usato per le pire funerarie, ha un legno resistentissimo e può vivere fino
a 2000 anni ed oltre. Ciò fa del tasso un simbolo di immortalità.
Anche la storia della zucca di Halloween è antica e il frutto in sè è sempre stato simbolo di fertilità, visto come il grembo della Dea Madre che cela al suo interno il seme. Così si capisce come in realtà nemmeno la famosa lanterna di Halloween ha origini moderne. Il suo uso pratico come lanterna intagliata è nato grazie a coloni irlandesi emigrati in America che avevano, in Irlanda, l'abitudine di intagliare nelle rape spaventosi volti per allontanare gli spiriti maligni. Nel nuovo mondo non avendo a disposizione le rape iniziarono ad usare appunto le zucche. Troviamo interessanti riferimenti alla zucca come frutto che porta fertilità in scritti latini come ad esempio il Corpus Hippocraticum del 400-300 a.C.
E così anche il famoso Trick or Treak, il "dolcetto o scherzetto", affonda le radici nelle tradizioni folkloristiche sia italiane che europee che vanno dal betone Ankou all'italiana "morte biricchina" e legato anche alle "processioni dei morti" di cui si fa cenno in tutte le tradizioni dell'europa, abbiamo la leggenda bretone di pescatori che in questa notte traghettavano le anime sulle loro barche o le storie delle nostre campagne in cui spesso si vedevano anime di defunti riuniti in una processione o in una messa per poi ricordare le "danze macabre" apparse nel 1400. Ed ecco che qui si colloca la religione cristiana che cercò di appropriarsi di tutte le feste pagane per trasformarle in ricorrenze cristiane. Tuttavia la festa di Samhain era molto radicata e risultò difficile eliminarla e venne così trasformata nella festa di Ognissanti, gli spiriti della tradizione celtica vennero demonizzati, le donne che avevano importanza fondamentale nei riti di fertilità vennero rese streghe, perseguitate e i falò di gioia trasformati in roghi e così anche le lanterne poste fuori dalle porte non servivano più ad indicare la strada ai defunti ma erano ora delle lanterne caccia streghe. Nel trasformare il calendario, non si era a conoscenza di quella che oggi conosciamo come la precessione degli equinozi (denominata così dagli astronomi ma comunque applicabile anche ai solstizi), infatti oggi il solstizio d'inverno, lo Yule, è il 21 dicembre, mentre al tempo coincideva con il 25 dicembre, data in cui venne fissata la nascita di Cristo. Da quel periodo la precessione è stata di quattro giorni, dal 25 al 21, poichè in duemila anni la precessione è stata di dieci giorni dal 31 al 21, quindi il calendario come lo conosciamo, con il capodanno fissato al 31 è stato fissato cinquemila anni fa, non si sa ne dove ne da chi. Ma inseriamo il nostro"dolcetto o scherzetto" in questo ambito: la chiesa aveva diffuso il timore per le anime dei morti e in ogni caso da sempre c'è una paura innata per le amine dell'aldilà e così ecco come in passato veniva posto del cibo insieme al corpo al momento della sepoltura placando la sua fame e impedendogli di tornare nel mondo dei vivi. Legato a queste tradizioni è l'usanza del banchetto funebre oppure la tradizione nel girono dei morti in molti paesi dell'Italia vengono preparati dolcetti a forma di ossa chiamati appunto "ossa dei morti". Ecco che quindi anche i travestimenti che grandi e piccini usano ad Halloween ricordano le grottesche maschere indossate dagli sciamani, che impersonano nient'altro che le anime tronate dall'aldilà, che chiedono cibo in cambio di traquillità.
L'aspetto più personale di Samhain riguarda come festeggiare questa ricorrenza sempre più spesso bistrattata e ritenuta un carnevale troppo repentino. Samhain è la notte giusta per ricordare i nostri cari e i nostri animali che non sono più con noi, accendere candele per loro, volgere lo sguardo alla propria interiorità a contemplazione della vita e della morte, è il momento dell'introspezione, di liberare la nostra anima, la nostra mente e il nostro cuore.
In questo momento dell'anno le foglie ingialliscono e cadono, gli alberi si trasformano in sparuti scheletri che ben presto si staglieranno scuri su un paesaggio bianco ricoperto di neve candida. La prima brina inizia ad imbiancare i prati, la foschia mattutina fa capolino. Nell'aria si sentono i profumi dell'autunno, la cannella, le mele, le zucche, le castagne, è tempo di vin brulè e birra che riscaldano il corpo e il cuore. La tavola di Samhain dovrebbe catturare l'essenza di questa festa e anche se il nero e l'arancione ci sembrano troppo vicini alla tradizione più "commerciale" di Halloween basta pensare come in realtà quest'ultimo non sia semplicemente un'evoluzione moderna di una più antica festa, che aveva significati rituali e anche pratici, in un'epoca in cui si dipendeva solo dal procedere delle stagioni e dalla produttività dei campi.
Ma per tornare alla nostra tavola e al banchetto di Samhain: agghindate la vostra casa con foglie secche, rami di quercia o nocciolo, il colore simbolo dell'autunno ovvero l'arancione e il nero in riferimento al mistero della morte e alla parte oscura dell'anno, le candele dovrebbero essere accese e dedicate ai nostri cari o incise con simboli protettivi e bene auguranti, ricordate che Samhain segna il vero inizio dell'anno quindi è bene iniziarlo nel modo giusto. Per la nostra tavola tutti i frutti autunnali tipici del periodo: mele, zucche, nocciole, castagne, melograni e ancora cipolle, rape, cavoli, grano uva e i primi agrumi, tante sono le tradizioni culinarie regionali legate a questa festa. Le bevande migliori sono il vino novello, la birra, il sidro di mele e tutti i vini speziati che oltretutto sono un vero toccasana per i primi raffreddori e malanni autunnali. Le erbe più adatte per questo periodo sono la salvia, l'alloro e la lavanda.
Non mi resta che augurare a tutti un felice Samhain e un buon inizio d'anno!!
venerdì 21 settembre 2012
FELICE MABON!
Anche quest'anno è arrivato il tempo di festeggiare l'Equinozio d'autunno, Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti, figlio modron, la Dea madre che quest'anno cade il 22 settembre. La Dea terra è matura, dalle forme primaverili
della fanciullezza era passata a quelle estive della fertilità ed ora sta per
trasformarsi in quelle della saggezza e dell’introversione autunnale che, dopo
Mabon, prenderà inizio.
Mabon è il giorno che si trova a metà dei due solstizi, è tempo di riflessione e equilibrio. In questo giorno la luce e le tenebre sono di uguale durata e da inizio all'autunno. Mabon è un periodo faticoso che coincide con il secondo raccolto. Il ciclo produttivo e
riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali
iniziano a fare provviste in previsione dell'arrivo dei mesi freddi.
Mabon è anche tempo di vendemmia e della fabbricazione del vino, dalla pigiatura delle uve fino alla chiusura nel buio delle botti, in attesa che sia maturo.
A Mabon è tempo di onorare le divinità anziane e lo spirito, è tempo di guardare dentro noi stessi abbandonando i vecchi propositi per prepararci al periodo di riposo dell'anno.
Le divinità vengono ringraziate per i loro doni, auspicando il ritorno futuro dell'abbondanza, ricordando di lasciare una parte del banchetto per la natura e le sue creature. In segno di ulteriore ringraziamento alla Grande Madre Terra per i doni che ci ha elargito.
Nella nostra vita moderna e frenetica abbiamo perso gran parte dei significati che queste feste e ricorrenze avevano per i nostri antenati. Il contadino che tanto ha faticato d'estate si appresta ora a godersi un periodo di assoluto riposo. Nel periodo medievale e prettamente nell'Alto medioevo, le strade sconnesse diventavano impraticabili in autuno e inverno, il clima rigido non permetteva di restarsene molto tempo all'aperto, per cui così come si fermava la terra anche i commerci e la vita quotidiana rallentava e si fermava.
Chi festeggia Mabon e tutte le altre feste del Calendario pagano si dà l'opportunità di entrare in contatto con questo mondo antico e lontano, imparando ad apprezzare la natura e le cose semplici della vita. Riunirsi insieme alla famiglia o gli amici o semplicemente con la persona a cui più teniamo, l'atmosfera gioiosa e di riflessione, il banchetto pronto e le bocche affamate, i lumicini delle candele e l'odore della cera che brucia e per chi ha la possibilità di farlo un bel fuoco acceso con le foglie secche e il legno del proprio giardino.
La tavola adornata con colori autunnali come il marrone, l'arancione o il bordeaux. Ghirlande, cornucopie simbolo di abbondanza, ghiande, pigne, frutta di stagione come uva, mele, pere, castagne, fichi, kaki, melograni, frutta secca come noci, mandorle e nocciole, gli ortaggi che la terra ci offre in questo periodo come cavoli e cavolfiori di ogni tipo, carote, patate, finocchi, funghi, per non dimenticare cereali, mais e vino, semplice o speziato. Buone pietanze per Mabon sono le zuppe, le schiacciate di frutta e le focacce, pane di grano e biscotti di farina d'avena.
Ognuno può festeggiarlo come meglio desidera ma chi ne ha possibilità può recarsi a fare passeggiate nei boschi o anche per le nostre campagne, offrendo alla Grande Madre Terra gli avanzi del nostro banchetto, dando libagione agli aberi e agli animali, da soli o in compagnia prendendosi un po' di tempo per sedersi sotto ad un albero o vicino ad un ruscello e riflettere, ascoltare il bosco e le sue melodie, il rumore delle fronde scosse dal vento, il canto degli uccelli e perchè no il fragore leggero delle acque di un ruscello. Unirsi alla terra e come lei rallentare, almeno per un giorno, la nostra vita, sentendosi parte integrante di essa.
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